Cari colleghi,
in queste settimane al Senato si discute il Disegno di Legge Concorrenza, e dentro quel testo sono stati presentati alcuni emendamenti che riguardano direttamente noi.
Tre, in particolare, possono segnare una svolta decisiva per il futuro del servizio taxi in Italia. È fondamentale capire bene cosa prevedono e quali rischi comportano.
Gli emendamenti Calenda–Lombardo (9.0.4 e 9.0.98)
Il primo, il 9.0.4, dà al Governo una delega per riscrivere tutta la legge 21/1992, cioè le regole fondamentali del nostro lavoro.
Dietro frasi come “adeguamento dell’offerta” o “promozione della concorrenza”, si nasconde la possibilità di cancellare i vincoli territoriali, modificare le tariffe comunali e rimettere in discussione i turni e il numero delle licenze.
In pratica, il Governo potrebbe cambiare tutto senza un vero confronto con la categoria, con il rischio di riaprire il mercato a nuove licenze o a modelli simili a quelli delle piattaforme multinazionali.
Se passasse una norma del genere, chi oggi lavora in modo regolare e controllato si troverebbe a competere con migliaia di nuovi operatori, magari provenienti da altri territori, senza gli stessi obblighi né le stesse regole. Il valore delle licenze, costruito con anni di sacrifici, verrebbe compromesso. L’organizzazione del lavoro, fatta di turni, presidi e tariffe stabilite, verrebbe stravolta. E le piattaforme private — le uniche in grado di gestire volumi e tecnologia su larga scala — diventerebbero i veri padroni del mercato, decidendo prezzi, corse e condizioni per tutti.
Il secondo emendamento, il 9.0.98, impone invece un tassametro fiscale telematico collegato all’Agenzia delle Entrate. Significa che ogni taxi dovrebbe dotarsi di un nuovo dispositivo omologato, connesso a Internet e capace di inviare automaticamente tutti i dati delle corse, ogni giorno.
Questo comporterebbe costi elevati per ogni tassista — acquisto, installazione, manutenzione, abbonamenti dati — oltre a un aumento della burocrazia e il rischio di fermo del veicolo in caso di guasto, da riparare entro 72 ore.
È una misura inutile e punitiva: i taxi già operano con strumenti fiscali e controlli regolari. Qui si tratta solo di scaricare nuovi oneri economici e amministrativi su chi lavora.
C’è poi un altro aspetto gravissimo: la privacy.
Il tassametro fiscale registrerebbe per ogni corsa orari, importi, durata e percorsi, trasmettendoli in automatico all’Agenzia delle Entrate. Questo non è solo un problema di principio, ma una violazione del rapporto di fiducia con il cliente, che deve sentirsi libero e tutelato nei suoi spostamenti.
In sintesi, con i due emendamenti Calenda–Lombardo, ci troveremmo in un sistema più deregolato, più controllato e più costoso allo stesso tempo.
Meno libertà vera, più precarietà e più peso economico sulle spalle di chi lavora.
URI ha preso una posizione chiara e pubblica: questi due emendamenti vanno respinti perché colpiscono la categoria e mettono a rischio la tenuta del servizio taxi come parte del trasporto pubblico.
La posizione di URI e l’emendamento Scurria–Maffoni (4.0.2)
Ma URI non è contro il cambiamento. Perché innovare non significa liberalizzare: significa migliorare, rendere più efficiente e più trasparente ciò che già funziona.
Per questo, l’Unione dei Radiotaxi d’Italia sostiene l’emendamento 4.0.2, presentato dai senatori Scurria e Maffoni.
Questo testo prevede che, tramite piattaforme digitali, si possano offrire corse con tariffe predeterminate, calcolate da algoritmi basati sulla tariffa comunale, con criteri trasparenti e non discriminatori definiti dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti. L’utente rimane libero di scegliere se pagare subito il prezzo proposto, oppure la tariffa tassametrica al termine della corsa.
Anche il tassista potrà scegliere liberamente se vorrà ricevere o meno questa tipologia di corse.
È quindi una riforma intelligente, che unisce innovazione e garanzie, permette ai tassisti di competere con le piattaforme private senza perdere il controllo del proprio lavoro, e mantiene il servizio taxi dentro un quadro di regole pubbliche.
Attraverso questo emendamento, il taxi può finalmente entrare a pieno titolo nel mondo delle vendite online, prerogativa che oggi è riservata solo al noleggio con conducente.
Ciò significa poter offrire i propri servizi e le proprie tariffe anche in ambiente digitale, con le stesse logiche di immediatezza, trasparenza e semplicità d’acquisto dei moderni servizi on-line. Il cliente può conoscere in anticipo la spesa, accettarla o scegliere la tariffa tassametrica, mentre il tassista ha la certezza del pagamento e la sicurezza di una transazione tracciata, senza rischi di insoluti o contestazioni. In questo modo il taxi diventa protagonista del mercato digitale, non più soggetto passivo delle piattaforme private ma attore diretto, competitivo e tutelato.
Quello che si sta giocando adesso non è un dettaglio tecnico, ma il futuro del nostro mestiere.
Se passano gli emendamenti Calenda–Lombardo, il taxi diventerebbe un servizio aperto a chiunque, gestito da piattaforme esterne e privo di regole territoriali.
Se passa l’approccio URI–Scurria–Maffoni, il taxi resta un servizio pubblico, ma entra nel futuro, con strumenti digitali e tariffe garantite e controllate.
Oggi serve essere lucidi, uniti e presenti. URI sta difendendo non solo la categoria, ma anche il valore del nostro lavoro e delle nostre licenze e il diritto dei cittadini a un servizio sicuro, trasparente e vicino alle loro aspettative.
Chi vuole davvero modernizzare il settore deve partire da qui — non dalle liberalizzazioni, ma dal rispetto di chi ogni giorno garantisce la mobilità della città con professionalità e impegno.
Alcune sigle sindacali hanno preferito alzare un polverone sull’emendamento 4.0.2, senza comprendere – o forse fingendo di non comprendere – che i veri pericoli per la categoria si nascondono negli altri due emendamenti Calenda – Lombardo che non citano.
Attaccare una proposta che tutela il lavoro e introduce innovazione sotto controllo pubblico significa fare un favore, consapevole o meno, a chi punta a liberalizzare il settore e a consegnarlo nelle mani delle piattaforme multinazionali.
URI continuerà a difendere una modernizzazione intelligente, che salvaguardi la nostra autonomia e valorizzi il taxi come parte viva e moderna del trasporto pubblico.



